Dalla-De Gregori

Francesco De Gregori in queste ore non vuole parlare. Ha fatto sapere che per lui la scomparsa di Lucio Dalla è un momento tristissimo, e niente più. È andato a trovare Michele Mondella, addetto stampa, lo stesso di Dalla. Due vecchi amici in un ufficio, storditi dal dispiacere.

De Gregori deve molto a Dalla, e viceversa. Insieme, sono stati primi in Italia a portare la musica negli stadi, con il tour di Banana Republic, diventato poi un film (che potete trovare per intero qui su YouTube) e un disco dal vivo di successo. E insieme sono stampati nell’immaginario collettivo. Erano complementari. De Gregori veniva dal folk, Dalla dal jazz. Uno era immobile, l’altro sempre in movimento. Il primo austero, il secondo giocherellone. Uniti però da una certa idea di moralità, alla base sia della vita che del lavoro. Non è un caso che le loro canzoni non si siano mai staccate dalla vita reale, neanche le più immaginifiche o le più scherzose. Neanche la bella “Ma come fanno i marinai”, che pure a qualcuno pare un pezzo un po’ ruffiano. Sì, vuole far simpatia a forza, ma a pensarci di cosa parla? Di rotte inconcludenti, di solitudine. Sorridendoci su. Non è mica ingiusto farlo.

Non sappiamo con certezza quando Dalla e De Gregori si siano incontrati la prima volta. C’entra probabilmente la Rca, casa discografica di tutt’e due. Aveva sede a Roma, la città del Principe, e Dalla prese casa a Trastevere. Il rapporto precede di molto Banana Republic: i loro nomi sono accostati la prima volta in un live, Bologna 2 settembre 1974 (dal vivo), assieme a quelli di Antonello Venditti e Maria Monti. E in un vecchio filmato Rai li si vede su un palco a suonare “Anidride solforosa”, uscita nel 1975. Nello stesso anno, su Rimmel, “Pablo” è la prima canzone a portare la firma del duo, seguita l’anno dopo da “Giovane esploratore Tobia”. Intanto la fama cresceva, e Banana Republic ne è stato un suggello. Un momento di libertà, come dimostra la cover rockeggiante di “Gelato al limon” di Paolo Conte, allora non ancora famosissimo.

Poi, trent’anni dopo, Work in progress. Un reincontro atteso da tutti, pubblico e media, con la stessa voglia, eppure successo quasi per caso. Un’altro inedito, “Non basta saper cantare” (non proprio un capolavoro…), una rilettura spiritosa di “Just a gigolo” per prendersi un po’ in giro, e la necessaria carrellata di successi. Questa volta, la cornice sono stati i teatri, e una scenografia di Mimmo Paladino. Adesso, tutto ciò appartiene al passato. E chi non era presente, e ci teneva, può al massimo consolarsi con un video.

Advertisements
This entry was posted in adieu, classici, film e musica and tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s