Dalla&Roversi

Nei giornali di domani tutti citeranno la collaborazione tra Lucio Dalla e il poeta Roberto Roversi. Tre album – Il giorno aveva cinque teste, Anidride Solforosa, Automobili -e altrettanti spettacoli teatral-musicali, tra il 1973 e il 1976. Opere piene di idee, invenzioni, sperimentazioni. Eppure quei bei dischi degli anni Settanta non se li ricorda quasi più nessuno. Lo stesso Dalla sembrava volerne rimanere alla larga, nonostante negli anni abbia ripetutamente elogiato Roversi, ricordando la ricchezza del loro rapporto e ciò che aveva imparato dal poeta, che definiva il suo guru. Mettere da parte quei tre album, però, sarebbe un peccato. Perché  contengono cose bellissime, fatte con la convinzione di poter «piantare un coltello nella schiena del mondo». Il giudizio vale per le musiche di Dalla (e per le sue straordinarie prove vocali) quanto per le parole di Roversi. Roversi voleva scrivere canzoni civili. Lo fece. I testi sono impegnatissimi, e se c’è qualcosa che li unisce è proprio una costante critica politica, calata in un contesto ben preciso: l’Italia industrializzata, inquinata dai tubi di scappatoio e mangiata dalle ruspe, dominata dalla Fiat. E proprio Torino è uno sfondo ricorrente, fin dalla prima traccia de Il giorno aveva cinque teste (“Un’auto targata TO”). In questo senso, davvero Automobili è il culmine del percorso, con tanto di esilarante “Intervista con l’avvocato” (anche se al sottoscritto continua a piacere di più Anidride solforosa – altro titolo non casuale…).

Roberto Roversi

Tutti si ricordano degni anni Settanta come della stagione dei cantautori, un periodo in cui grande enfasi veniva posta sul lato poetico delle canzoni. Ma la collaborazione tra Dalla e Roversi fu lo stesso un caso unico. Roberto Roversi era un poeta affermato, pubblicato da editori come Einaudi e Rizzoli. Amico di Pasolini, con cui aveva fondato la rivista Officina, gestiva a Bologna la libreria antiquaria “Palmaverde”, in cui era facile incontrare grandi intellettuali. Dopo aver rappresentato la sua prima commedia al Piccolo Teatro di Milano, Roversi si mise in testa di scrivere una commedia musicale. Il produttore Renzo Cremonini lo mise in contatto con Dalla, che si dichiarò interessato e musicò i versi senza cambiare una virgola. Andarono avanti insieme per quattro anni, con Dalla che attingeva da fonti musicali vastissime, senza mai dimenticare né la dimensione teatrale né il retroterra jazz da cui proveniva. L’originalità è la cifra di queste canzoni. Secondo Roversi, «ogni disco è un progresso, è una identificazione di problemi, è il tentativo di approfondirli, di collocarli all’interno dello stato delle cose in cui venivano prodotti». Poi il poeta disse basta. Volle passare ad altro. Probabilmente, era rimasto scottato dalla vicenda di Automobili: lui voleva un disco che racchiudesse l’intero spettacolo “Il futuro dell’automobile” (diventato anche un programma tv, oggi perso in chissà quale archivio Rai), Dalla invece scelse di inciderne soltanto le canzoni. Per il cantante, però, Roversi dice di aver sempre provato amicizia e gratitudine. Tutti sappiamo che Dalla, morto oggi, non produceva musica decente da troppi anni. Eppure basterebbero queste composizioni, ora semisconosciute, a garantirne la grandezza artistica.

da Il giorno aveva cinque teste (1973)

Passato presente

Voilà, subito un pezzo complicato, tanto parodistico nella musica quanto duro nelle parole, politicamente colorate di un rosso intenso (come tutte le liriche di Roversi).

La bambina (l’inverno è neve, l’estate è sole)

Canzone paradossale, piccola e ben riuscita. Alla violenza dell’immagine iniziale – la colomba insanguinata – e del contesto guerresco, viene contrapposta l’innocenza e l’incoscienza di una bambina in campagna. Il risultato suona stranamente rilassato.

La canzone di Orlando

Più famosa nella (bella) versione dal vivo presente in Banana Republic, il live registrato con Francesco De Gregori. L’anser anser del ritornello è il nome latino dell’oca selvatica. Un’immagine che accentua il carattere medievale della canzone: il piumaggio dell’oca veniva usato per fare dardi e code delle frecce. Il testo è bellissimo e, vista l’originalità del canto, vale la pena riportarlo per intero.

«Se tutti i monti fossero seminati a grano, se i cavalli in branco ritornassero al piano, volando tra erbe e fiori, io raccontando i miei amori avrei ancora vent’anni. Anser anser che va. Ma nevica sulla mia mano e il mio cavallo è ormai lontano, notte e nebbia negli occhi, il ferro sui miei ginocchi, arco e freccia non scocchi. Anser anser che va. Acqua di luce alla foce, con una corsa veloce, bagnami con un sorriso solo. Se i monti sono foreste e le strade nelle tempeste, io mi fermerò in volo. E potrò raccontare la mia vita passata e ti saprò aspettare. Anser anser che va».

da Anidride solforosa (1975)

Anidride solforosa

Un capolavoro. La struttura del pezzo la spiega lo stesso cantante nel video (dal min. 2.44; poi comincia la canzone): da un lato il cicaleccio della provincia italiana – con un Dalla strepitoso nell’interpretare la vocine di donnette romagnole – dall’altro titoli di giornale. Una canzone d’amore sui generis, come mai se n’erano pensate.

La Borsa Valori

Pensate che i mercati siano matti? Lucio Dalla ve lo conferma, cantandoli. Il testo non è altro che un listino di borsa.

Carmen Colon

 (il video è spaventosamente brutto, scusate ma sul tubo non si trova altro). Un agghiacciante caso di cronaca. Carmen Colon, undici anni, scomparve il 16 novembre 1971 a Rochester, vicino New York. La ritrovarono morta due giorni dopo presso Churchville, a sei miglia di distanza. Fu la prima vittima del cosiddetto Alphabet Killer, colpevole di tre omicidi dal 1971 al 1973 (le altre due: Wanda Walkowicz a Webster, Michelle Maenza a Macedon).

Tu parlavi una lingua meravigliosa

«(…)Vorrei chiamarla e dirle: le volpi con le code incendiate non parlano ma gridano pazze fra gli alberi per il dolore. Sediamoci per terra oppure là sopra panchine imbiancate, sediamoci sopra un letto di foglie secche ed ascoltiamo il nostro cuore. Ci siamo scordati e perduti, ti ritrovo adesso all’improvviso dentro una piccola stazione, in un giorno grigio d’ottobre, tu non mi guardi neppure, io solo ho l’inferno nel cuore perché la vita è una goccia che scava la pietra del viso. E ogni mattina, ogni sera io parto e ritorno da solo come il ragazzo che ero. Non posso più bruciare in un volo, il treno arriva, si ferma la mia ombra sale parte scompare io ti vedo giovane ancora, come in un sogno dileguare».

Le parole crociate

Ripasso di storia patria post-unitaria, dalla parte dei perdenti. «Chi era Bava il beccaio? Bombardava Milano;\correva il Novantotto, oggi è un anno lontano.\I cavalli alla Scala, gli alpini in piazza Dom.\Attenzione: cavalleria piemontese, gli alpini di Val di Non. (…) Sei le colonne in fila, il gioco è terminato.\Nel bel prato d’Italia c’è odore di bruciato.\Un filo rosso lega tutte, tutte queste vicende.\Attenzione: dentro ci siamo tutti, è il potere che offende».

da Automobili (1976)

Intervista con l’Avvocato

Scat singing! Uno solo può essere l’Avvocato, tanto più che si parla di auto: Gianni Agnelli. Seguendo una strategia promozionale piuttosto folle, Dalla lo incontrò durante una puntata della Domenica Sportiva (ma sembra se lo ricordi solo il promoter Michele Mondella). Non sarebbe male recuperare anche quella trasmissione.

Nuvolari

Il pezzo più noto della trilogia – l’unico a riscuotere un successo vero all’epoca – nonché il primo brano su cui suonano insieme i futuri Stadio. Riarrangiato nei primi anni Novanta: la versione nuova la trovate in un video con un Dalla assai buffo.

Il motore del Duemila

 Assieme a “Nuvolari”, una delle poche canzoni roversiane che Dalla riprese dal vivo in seguito. Per lui era forse la migliore di tutte. Ironia della sorte, anni dopo la canzone finì per diventare la colonna sonora di uno spot della Fiat.

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One Response to Dalla&Roversi

  1. andreagarbin says:

    Complimenti bel post, io li ricordo e dovrei avere ancora anche i vinili,mi hanno accompagnato per tanti anni, la morte di Lucio me li ha fatti ritrovare.

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