La recensione dall’articolo al tweet

Per parlare di un disco bastano 140 caratteri. Ne sono convinti quelli di Spin, famosa rivista musicale americana, che ha annunciato l’intenzione di dismettere quasi del tutto la sezione recensioni dalle pagine di carta per trasferirla ad un profilo Twitter creato per l’occasione: @SPINReviews. La mente dietro questa trasformazione è Christopher Weingarten, senior editor del mensile e titolare dal 2009 del progetto 1000 times Yes, in cui si cimentava nella recensione di 1000 album via Twitter (account: @1000TimesYes). Ora ha convinto il suo giornale a seguire questa via. Weingarten parla chiaro: «La recensione musicale classica, che una volta aveva la funzione quasi di editto imperioso, si è pian piano trasformata in qualcosa di ridondante e gratuito, a maggior ragione in un’epoca in cui i veri consumatori di musica sono sempre meno. Il valore dell’opinione del critico rock medio è precipitato oggi che Google può fornirti una versione ad alta qualità di qualsiasi disco, in modo che tu possa ascoltarla e decidere da solo se ti piace o no».

Christopher Weingarten (e la sua collezione di dischi?)

Secondo Weingarten, nel tweet c’è anche qualcosa di poetico. Resta da chiedersi perché le recensioni delle webzine siano ancora così lunghe. Non a caso, su Drowning in sound commentano che Lester Bangs si starà rivoltando nella tomba. In fondo, anche molti recensori che vanno per le lunghe vogliono dare al loro lavoro un lato artistico. Appare poi paradossale che si punti alla massima contrazione proprio quando la pagina elettronica abolisce i limiti di spazio tipici della pagina cartacea. Questo era un aspetto evidente dei blog. Ma l’epoca d’oro del blog è ormai alle nostre spalle. In realtà, l’esercizio di estrema sintesi twitteriana è affascinante quanto il dilungamento post-new journalism delle testate specializzate. Però, come ha rimarcato Ernesto Assante, non è giusto che diventi un modello obbligatorio: va bene per i “consigli”, ma «non mi piace l’idea di dover condensare tutto in 140 caratteri “per forza”, non mi piace dover dire “solo” quello che i 140 caratteri mi impongono. Non sono recensioni, non ci sono pensieri o idee, ma al massimo un pensiero o un’idea. Un po’ poco per approfondire, per mettere in sintonia la musica che ascolto con il mondo che ha attorno».

Tutto sommato non sembra antipatico

Tuttavia, l’idea di ridurre la recensione in un tweet non viene dal nulla. L’ottimo Luca Castelli fa notare che il pubblico del web cerca sempre più pillole d’informazione: «un processo influenzato e alimentato dall’abbondanza di contenuti che ci seduce e distrae continuamente (dandoci l’impressione che dedicare troppo tempo a un singolo contenuto voglia dire rinunciare a chissà quanti altri…)». Inoltre, prosegue Castelli, c’è il discorso del calo d’influenza della critica, nonostante ci sia sempre più bisogno di filtri di selezione, sommersi come siamo dall’abbondanza di proposte e stimoli. Per una rivista, l’autorevolezza critica è recuperabile (in parte) soltanto aggiornando i propri strumenti. Cosa che ha tentato di fare Spin: «La questione non è dunque tanto di abdicare al proprio ruolo, ma di mutarne principi e applicazioni, cercando di non farsi travolgere dal vento digitale. Che è poi quanto richiesto un po’ a tutti i media, non solo a quelli musicali». Come sempre, le novità vanno studiate a fondo, per poterle trasformare in opportunità. Senza dogmi sul passato né sul futuro.

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