2011: l’anno di Pierre Menard

 Nel 1944 Jorge Luis Borges pubblicò la raccolta di racconti Finzioni, uno dei libri più belli al mondo. In Finzioni, uno dei racconti più celebri (è una narrazione, ma sotto forma di recensione letteraria) s’intitola “Pierre Menard, autore del Chisciotte . È la storia dello scrittore Menard, che nel Novecento tenta di ricreare il capolavoro di Cervantes. Per farlo, lo ripete tutto, parola per parola. Tuttavia, la lettura critico-stilistica delle pagine di Menard è diversissima da quella del Don Chisciotte originale: Borges mette a confronto le frasi di Menard e Cervantes, uguali, e ne trae significati diversi. Un tipico paradosso borgesiano. All’epoca della prima edizione di Finzioni, apparteneva quasi solamente al suo autore; neanche tanti anni dopo, è diventato tipico di un intero filone di pensiero, il postmoderno. E oggi possiamo appropriarcene noi quando parliamo di musica, scovando citazioni, riferimenti, genealogie, omaggi, imitazioni, collocamenti delle note e quindi del pensiero. Tutto questo per dirvi che, secondo la modesta impressione di chi tiene questo blog, il 2011, nella musica, è forse stato l’anno di Pierre Menard. Una vastissima schiera di musicisti vive il presente abitando il passato, o viceversa. È peraltro tipico della nostra epoca digitale avere ogni dato disponibile in contemporanea. Passato e presente sono sullo stesso piano, e tra un po’ i ragazzini avranno qualche difficoltà ad accettarne la distinzione. I musicisti, intanto, citano, omaggiano, riscrivono, etc. Anche le idee più originali, a ben vedere, si portano dentro un riflesso antico. Mai come oggi, questo sembra essere vero nella musica popolare. D’altronde, è anche vero ciò che diceva Jean-Luc Godard«Non è importante dove prendi le cose, ma dove le porti». E quando la nuova collocazione non vale granché, allora sì abbiamo il diritto d’arrabbiarci, e di chiedere la restituzione del biglietto. 

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