Havel rocks!

Vaclav Havel a Praga

Vaclav Havel era un eroe. Ha cambiato la storia del suo paese senza violenza, restando attaccato con tenacia agli ideali di libertà e giustizia nei momenti più difficili, senza mai fare una piega davanti all’ottusità del regime, contro cui rivolgeva tutte le energie di cui disponeva. Si potrebbe dire che il corso degli eventi lo portò a trasformarsi da poeta a politico, ma non sarebbe esatto. Non era una trasformazione: la sua passione è stata sempre la stessa, e politica e letteratura non erano che mezzi. «In Occidente gli scrittori sono spesso presenze decorative, artisti pretenziosi, celebrità. Da noi è diverso», spiegò una volta, chiarendo che l’impegno letterario e politico nella sua vita non potevano che rincorrersi, facce della stessa medaglia.

Gianni Riotta, in un tweet, lo ricorda come «leader raziocinante, ironico, libertario, colto». Havel sapeva che le armi dell’intelletto erano le più forti, e che la stupidità del potere non poteva reggere per molto.  «L’unica cosa che mi sento di raccomandare al momento è il senso dell’umorismo, saper vedere l’assurdo e il ridicolo nelle cose», diceva. Non è forse un caso che fosse concittadino di Franz Kafka.

All’assurdità soffocante del regime occorreva opporre altre assurdità. Quelle, benefiche, della libertà e dell’arte. I cechi hanno avuto come padre della Patria un artista underground. Non so se ci si renda conto di quanto sia bella, a volte, la Storia. Havel una volta dichiarò che avrebbe voluto Frank Zappa come ministro della Cultura. Riuscì  a fare qualcosa di simile: nel gennaio 1990 lo nominò “Ambasciatore speciale in Occidente per il commercio, il turismo e la cultura per la rabbia degli Stati Uniti”.

Non è una sorpresa, se si conosce il personaggio e il suo percorso. Nel 1968, nelle settimane della primavera di Praga, il drammaturgo Havel era a New York, invitato a partecipare allo Shakespeare Festival dell’East Village con Memorandum, commedia dell’assurdo incentrata su un nuovo linguaggio della burocrazia (ovviamente una satira del potere comunista). Intanto si guardava intorno, c’informa Mark Kurlanski, «frequentando Fillmore East e altre istituzioni dell’East Village e parlando con gli studenti nella Columbia University spazzata dalla rivolta. Tornò in Cecoslovacchia con i manifesti di un complesso rock psichedelico» (1968. L’anno che ha fatto saltare il mondo, p.331. La Columbia, oggi, offre una archivio online su Havel). La musica è stata una sorta di filo rosso della dissidenza. A Praga, uno dei luoghi di ritrovo delle menti più aperte era lo storico jazz club Reduta, nei pressi di piazza San Venceslao (Havel, negli anni Novanta, vi portò a suonare Bill Clinton), dove era di casa la prima rock band ceca, l’Akord Club. Nel 1977, Havel firmò il manifesto per i diritti umani Charta 77, scritto anche per rispondere alla persecuzione e all’arresto dei Plastic People of the Universe, band psichedelica cecoslovacca. Risultato: cinque anni di carcere.

Scrive Riotta: «Il futuro presidente cecoslovacco Vaclav Havel racconterà di quanto la cultura di massa occidentale, il rock, Lennon, abbiano spiegato alla sua generazione il senso della libertà, della rivolta, dell’ individuo che cerca se stesso nella gigantesca società moderna».

18 agosto 1990: Havel con i Rolling Stones al Castello, sede della presidenza ceca. La band suonò il primo concerto in un paese ex comunista allo stadio Strahov di Praga

Celebre è, tra l’altro, l’amicizia di Havel con Lou Reed (vedi le testimonianze nell’archivio della Columbia). La potenza sonora dei Velvet Underground aveva fatto breccia tra i giovani dissidenti cecoslovacchi, dimostrando tutta la sua carica di sovversione. Nel 1990, ricordava Havel, «Lou fu il primo a scendere dal paradiso delle star per visitare il mio ufficio. Nessuno così famoso aveva mai messo piede prima in Cecoslovacchia». Per Reed fu un’emozione profonda. «Il presidente Havel era un mio eroe ben prima che lo conoscessi», dichiarò. «L’ho ammirato inizialmente come scrittore ma anche come un eroe della vita reale, in un mondo che ne ha bisogno il più possibile».

Lou Reed e Vaclav Havel nel 2005

Il concerto di Lou Reed a Praga nel 1990 non fu quindi un semplice evento commerciale. Ebbe piuttosto il valore di una festa di celebrazione, un complemento naturale alla  Rivoluzione di Velluto.

(lo so, in questi video non si capisce niente, ma cose si fa a lasciarli fuori?)

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