Occupy sound!

Occupy Wall Street e la metafora «1% contro 99%» hanno fatto breccia. Non in Borsa, forse, ma in vasti strati dell’opinione pubblica, del giornalismo e del mondo dell’arte. A supportare i manifestanti di New York sono scesi in campo alcuni dei nomi più interessanti della scena musicale. Basta dare un’occhiata alla lista di Occupy musicians: dentro c’è gente del calibro di Lou Reed (vedi video qui sotto), Sonic Youth, Fugazi, Tune-Yards, Jeff Mangum (non manca neanche una veterana come Joan Baez). Occupy Music è invece la piattaforma su cui postare canzoni e concerti in favore  del movimento (ma si è fermata al 10 ottobre: non si può considerare un gran successo. La fanpage di Facebook invece va avanti).  Sul profilo Bandcamp dello stesso nome si può ascoltare una compilation dei pezzi creati «dal 99% per il 99%».

http://www.progressive.org/occupy_music.html

In un articolo su Progressive Music, si fa un paragone tra l’industria musicale e Wall Street.  L’una è diventata l’altra, distruggendo la musica. Le mega aziende hanno usato il loro potere sul Congresso per spingere la deregulation di radio e tv e le fusioni monopolistiche nella vendita dei biglietti, nella promozione e nella pubblicità. Un cappio per la democrazia, mentre provavano a ridurre la libertà di internet. Il risultato è stato una pianificazione monopolizzata in modo verticale, di cui nessuno rendeva conto: l’equivalente musicale del sistema finanziario deregolarizzato.

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