EMA: “Past Life Martyred Saints”

«Qualcuno mi ha detto che quando si gira un film, se vuoi fare una scena di grande dolcezza e bellezza, devi ambientarla in un vicolo lurido e piovoso. E quando vuoi mostrare una battaglia terribile, devi situarla in una valle fiorita in primavera. Ho tentato di fare una cosa del genere». Così Erika M. Anderson, in arte EMA, spiega la sua musica. Sono immagini, ma rendono bene lo stile con cui EMA usa le sette note. Che scateni tempeste elettriche o che sussurri accompagnata da pochi suoni, la sensazione d’intimità non viene mai meno. Ciò rende Past Life Martyred Saints uno degli esordi più interessanti dell’anno: un album personalissimo, ma capace d’ingenerare negli ascoltatori «una genuina catarsi», come ha scritto Drowned in sound. Tutto in circa 37 minuti.

EMA ama le emozioni dirette, viscerali. «La sua musica precipita negli abissi e ti trascina giù con sé. C’è una mancanza di timidezza nel modo in cui è espressa», dicono su Pitchfork. Praticamente tutti gli osservatori concordano sul fatto che le canzoni di Anderson sono di una onestà disarmante. Il fulcro di tutto è la sua voce e il suo rapporto con le chitarre (la sua abilità con questo strumento è rinomata). Nel complesso, ricorda vagamente la prima Liz Phair, ma con più scaltrezza musicale. EMA ha poco più di 20 anni ma non è una novellina. Appena compiuta la maggiore età ha lasciato il South Dakota, suo stato d’origine, per trasferirsi a Los Angeles. Lì ha cominciato a suonare, fondando gli Amps for Christ e poi i Gowns (durati più alungo dei primi: hanno pubblicato quattro album). Past Life Martyred Saints conserva tracce del folk-noise dei primi e dello psych-folk dei secondi. L’impasto sonoro dell’album crea sensazioni immediate e profonde, restituendo il senso d’urgenza che ha guidato l’autrice nel comporre  i nove pezzi dell’album.

Saranno fortunati, quindi, gli spettatori che questa sera (venerdì) avranno deciso di farsi un giro alla Salumeria della musica di Milano, in cui EMA si esibisce accompagnata da una band di quattro elementi. Il menù della serata prevede come headliner i Wye Oak, duo indie di Baltimora.

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