Wilco: “The whole love”

La chiave del successo, probabilmente, è nel titolo del primo pezzo: “Art of almost”. Arte del quasi è una definizione perfetta per lo stile dei Wilco. Il gruppo di Jeff Tweedy si esprime al meglio quando mette in discussione i generi da cui attinge. I Wilco, alfieri dell’Americana, conoscono a menadito il patrimonio musicale americano, e se si limitassero a suonare il rock e il country più tradizionali sarebbe comunque ineccepibili. Lo si è visto in Sky Blue Sky (2007), un album che nessuno definirebbe brutto, ma a cui manca qualcosa: la voglia di sovvertire, di tentare percorsi mai battuti, che ha fatto grande la band  di Yankee Hotel Foxtrot (2003). Un’inventiva che non equivale alla difficoltà per l’ascoltatore: il capolavoro del 2003 fu anche il loro album più venduto. Tenere insieme originalità e orecchiabilità è un’impresa che ai Wilco riesce bene (tanto che ogni volta mi chiedo perché siano ancora confinati nella nicchia indie, come mai non vendano milioni di dischi…). Funziona così anche The Whole Love, il miglior album dei Wilco da molti anni a questa parte, e uno dei più piacevoli del 2011. La paletta dei sentimenti -dei colori – è ampia: dall’inquietudine all’allegria sfrenata, passando per una malinconica serietàChristian Rocca (in una recensione peraltro sbagliata nell’impostazione) ne descrive così l’andamento: «Sorprendono, all’inizio. Poi conquistano, fino a diventare irresistibili. Ma a poco a poco l’album cambia registro, diventa un più tradizionale disco indie-rock alla Wilco, melodico e ispirato, a tratti anche aggressivo. Un disco vario, ma con una sua coerenza. Un disco pieno di belle canzoni, da “Black moon” a “Rising red lung”». The whole love, a pensarci, è forse il massimo che si può chiedere ai soli Wilco. Il gruppo, con le sue sole forze (da intendersi anche in senso economico: è il primo album prodotto dalla loro etichetta dBpm) , arriva fin qui: a creare un album piacevolissimo contenente ottimi brani. Per fare di più ci vuole un Jim O’Rourke (il grande musicista indipendente che maneggiò i nastri di Yankee Hotel Foxtrot). Torna, Jim, quella casa a Chicago aspetta a te!

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