“Louie, Louie” e l’Fbi

The Kingsmen (quelli di "Louie, Louie")

Guardate bene la foto qui sopra. Guardate le facce di questi giovanotti degli anni Sessanta. Che ne dite? Non vi sembrano dei pericolosi sovversivi? No vero? Strano. All’Fbi erano convinti del contrario. Per trentuno mesi la polizia federale americana indagò sulla registrazione di “Louie Louie”, il classico firmato dai Kingsmen. Pare che il testo della canzone fosse di un’oscenità insopportabile, e che il cantante Jack Ely cantasse in modo tale da non farlo capire immediatamente all’ascoltatore. Chi poteva assicurare che «A fine little girl…» non fosse in realtà «A fine little bitch…»? Cantando il verso «I smell the rose in her hair» non stava forse dicendo «I felt my boner in her hair»?

Dopo oltre due anni d’indagine, gli investigatori dell’Fbi si dovette arrendere, dichiarandosi «incapaci di interpretare alcunché delle espressioni sul disco». Nondimeno, i federali provarono a desumere il testo osceno suonando il disco a varie velocità. Ne uscirono fuori diverse versioni, spesso poi usate in concerto da Iggy Pop, noto fan del pezzo.

La storia è raccontata dal formidabile sito Letters of Note a partire da una lettera scritta nel 1964. L’autore è un genitore infuriato, che non trovò altro modo di sfogare la sua rabbia se non scrivendo nientemeno che all’allora ministro della Giustizia Robert Kennedy. Ecco uno stralcio del racconto/invettiva: «Who do you turn to when your teenage daughter buys and brings home pornographic or obscene materials being sold along with objects directed and aimed at the teenage market in every City, Village and Record shop in this nation? My daughter brought home a record of “LOUIE LOUIE” and I, after reading that the record had been banned from being played on the air because it was obscene, proceeded to try to decipher the jumble of words. The lyrics are so filthy that I can-not enclose them in this letter».

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