R.e.m. 1980-2011

“The skill in attending a party is knowing when it’s time to leave”

Trentun’anni. Tanto è durata l’avventura dei R.e.m. in un mondo pieno di brutte giornate. Hanno rappresentato tutto ciò che di buono la musica potesse offrire. E la loro influenza è ancora ben presente nella scena odierna. Osserva Salon: «Nel 2011, tutto ciò su cui la band ha costruito la sua carriera – mistero, semplicità, sostanza, sincerità – continua a vivere in gruppi come Arcade Fire, Wilco, Radiohead e i National». Anche in quest’addio velato di discrezione (e privo di acrimonia) c’è una grande qualità: quella di aver capito che la vena andava esaurendosi, che il meglio era dietro le spalle, e non aveva senso continuare a oltranza.

I R.e.m. possono dire di aver raggiunto un traguardo cui qualsiasi band dovrebbe ambire: quello di essere una presenza costante e familiare. Non è, in realtà, una questione di dischi venduti. Le note dei R.e.m. fanno compagnia. Per chi è nato negli anni Ottanta (o a fine anni Settanta, fa lo stesso) il gruppo di Athens è una porta d’ingresso privilegiata all’universo della musica. Dopo questa fase iniziale, le loro canzoni restano con te, una zona confortevole a cui si può ritornare sempre per capire che sì, è possibile, tutto può andare storto ma un ordine di fondo si può ancora sperare di trovarlo, è la fine del mondo ma si può star bene. Ci sono cose che non hanno nulla, proprio nulla di sbagliato, e la voce di Michael Stipe o la Rickenbaker di Pete Buck spesso sono tra queste.

Si aggiunga il rispetto pressoché unanime dei colleghi musicisti. «Dio, sono i migliori. Hanno gestito il successo come dei santi, e ancora fanno grande musica», dichiarò Kurt Cobain nel 1993. I R.e.m., allora, erano all’apice della fama. Ma l’affermazione rimane vera anche oggi, nonostante qualche disco trascurabile (eppure Accelerate, nel 2008, era una specie di resurrezione dopo anni di sordina. Quante band ne sono capaci, dopo oltre due decenni d’attività?).

(Se volete avere un commento breve e più esauriente di questo sulla storia dei R.e.m. potete leggere il New Yorker o Salon. Per il racconto – in prima persona – di un grande fan, date un’occhiata A sud di Tunisi.)

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2 Responses to R.e.m. 1980-2011

  1. Klopstock says:

    Peraltro è sorprendente l’ostilità che si è registrata nella rete (nei social network) riguardo alla band. Notano su Salon: “Snark and vitriol poured forth from the Internet peanut gallery — variations on sentiments such as, “They haven’t made a good record in 15 years” and “They should’ve broken up years ago.” (More stinging, however, was this nugget: “I thought they broke up years ago.”) All of the goodwill R.E.M. built up in the ‘80s and ‘90s due to their activism, concerts and music seemed forgotten. That the group had released two solid, at times magical, records in the last three years — “Collapse Into Now” and its barnstorming sonic predecessor, 2008’s “Accelerate” — barely registered”.

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