L’autunno europeo di Bob Dylan & Mark Knopfler

Mark Knopfler e Bob Dylan negli anni Ottanta

Il Never Ending Tour di Bob Dylan non è esattamente una notizia, dato che prosegue incessante dalla fine degli anni Ottanta e ha più volte toccato l’Italia (l’ultima il mese scorso). Stavolta però c’è una bella novità. Il viaggio di Dylan si congiungerà con quello di Mark Knopfler. In autunno i due gireranno l’Europa, con le rispettive band, per trenta date. Arriveranno nel nostro Paese a novembre. Questi gli appuntamenti:

mercoledì 9/11: Padova, Palasport Arcella

venerdì 11/11: Firenze, Nelson Mandela Forum

sabato 12/11: Roma, Palalottomatica

lunedì 14/11: Assago (Mi), Mediolanum Forum

Come gli appassionati sanno, non è la prima volta che le strade di Dylan e dell’ex leader dei Dire Straits s’incrociano. Il ricordo corre alla fine degli anni Settanta e a Slow train coming, il primo album dylaniano da “cristiano rinato”. Ammirato dal suo talento chitarristico,  nel 1979 il menestrello invitò Knopfler a lavorare con lui dopo aver assistito ad un concerto dei Dire Straits a Los Angeles. L’incontro diede buoni frutti, come si può ascoltare in “Gotta serve somebody”, ormai un classico.

Dylan considerò Knopfler il miglior chitarrista mai avuto dai tempi (eroici) di Mike Bloomfield e Robbie Robertson. Tutto il disco è marcato dal tipico sound di Knopfler, dalla sua chitarra elettrica suonata senza plettro, con tecnica fingerpicking. (Senza dimenticare l’influenza del gospel portata in dote dal produttore Jerry Waxler, già inventore del termine “rythm and blues” e mentore di molti mostri sacri del soul, a partire da Aretha Franklin).

1979: Dylan e Knopfler ascoltano la versione finale di "Slow train coming" con altri musicisti

Negli anni successivi, Dylan andò avanti con i suoi dischi da convertito mentre Knopfler continuò la sua ascesa mondiale con i Dire Straits. Bob richiamò il re del fingerpicking nel 1984 per produrre l’album del ritorno alla laicità, non a caso intitolato Infidels. Altra fase, altro sound. Da produttore, Knopfler svolse un lavoro di grande pulizia. Anche se, nonostante l’eleganza formale, oggi Infidels può suonare un po’ datato. Ai critici piace, ma è un disco abbastanza in linea con il rock mainstream degli anni Ottanta. Va detto che il lavoro di Knopfler potrebbe considerarsi incompleto. Dati i suoi impegni con i Dire Straits, non riuscì ad approntare il mix finale. Così, nonostante vi suoni lui stesso ed altra gente di talento come Mick Taylor, ex chitarrista di Rolling Stones e Blues Brothers, Infidels gli pare un prodotto grezzo. In sua assenza, Dylan rimaneggiò parecchio materiale ed escluse dalla scaletta quella che forse era la canzone più bella, “Blind Willie McTell”. Un capolavoro d’atmosfera, solo per voce, piano (Dylan) e chitarra acustica (Knopfler).

Il dubbio che i due non si fossero lasciati nel migliore dei modi ha sempre aleggiato tra i fan. Il tour di quest’autunno dovrebbe smentirlo. Sua Bobbità tace come sempre, ma Mark Knopfler ha lanciato messaggi d’entusiasmo: «Non vedo l’ora di essere on the road con Bob in un anno così speciale per lui», afferma. «Festeggeremo insieme i suoi 70 anni». Sperando che gli show siano anch’essi una festa, e che agli spettatori non debba venire in mente un famoso titolo dei Dire Straits: Money for nothing.

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