Nel segno del suo demone?

Jim Morrison (1943-1971)

Non capisco proprio cosa ci sia andata a fare tutta quella gente al Père Lachaise. Davvero. Non lo capirò mai. Jim Morrison avrebbe visto di buon occhio la folla sulla sua tomba? Il dubbio è lecito. Cosa si saranno detti? Che avranno fatto? Boh. Neanche la cronaca della Stampa lo spiega bene. Quella folla era lì «kata ton daimona eautou», nel segno del suo demone, come recita l’epitaffico sul marmo? Altro dubbio lecito. E il merchandising, è nel segno del demone pure quello? Del demone del denaro, forse. La mitologia, poi, ha sempre risvolti ridicoli. Sul diario di una compagna di classe delle medie c’era scritto: «fatti le canne sotto le stelle/fatti le canne ragazzo ribelle/ma non bucare mai la tua pelle». Firmato: Jim, seguito da tre cuoricini. Le scuole medie, come noto, sono orribili.

I concerti dei Doors hanno fatto epoca. Frontman carismatico, sul palco Morrison amava improvvisare poesie tra una canzone e l'altra

Meno orribile, per fortuna, è stata la musica dei Doors. Almeno, nei momenti migliori. La popolarità dell’icona Morrison, di fatto, ha reso un po’ nebuloso il giudizio sulla band. Dei Doors, il grande pubblico ricorda alcuni classici e poco più (non a caso, il cd che ho visto circolare più spesso è il best of, col classico ritratto stracciacuori di Morrison in copertina). Presa nel suo complesso, invece, la produzione di Morrison e soci sembra aver perso influenza col passare del tempo. La forza di certi pezzi sembra comunque incontestabile. E dovremmo essere tutti grati ai Doors per aver permesso questo:

Tornando a Morrison, per quanto ingenuo possa apparire il suo culto, non va dimenticato che esso nacque ed ebbe vera consistenza fin dal primo diffondersi della fama dei Doors. Riccardo Bertoncelli nel 1971 (a cadavere ancora caldo, si potrebbe dire), descriveva così il Re Lucertola:

una delle figure più leggendarie che la gioventù americana aveva fatto assurgere al rango di idolo. Forse il solo James Dean negli anni ’50 aveva incarnato con tanta determinazione il ruolo dell’angelo-demonio, del ribelle selvaggio nei confronti dell’establishement americano; e poche persone in tutta la storia del divismo hanno saputo eccitare tanto la fantasia di coloro che hanno cercato di descriverlo. “re dell’inganno strisciante” o “incubo edipico d’America” come è stato scritto: o ancora “evangelista dell’acid rock”, “una visione demoniaca uscita da una medioevale bocca di fuoco”, “il re del rock orgasmico”.

Morrison, fa notare Bertoncelli, era interessato soprattutto alla poesia in musica, ma il punto centrale della sua ricerca era il bisogno di libertà. E nella sua epoca, nel suo paese, alla sua età, il sentimento libertario si legava alla rivoluzione sessuale, al cambiamento degli standard sociali e all’evoluzione del rock. Morrison, scrive ancora Bertoncelli, è stato «un  catalizzatore da un lato dei fermenti in campo sessuale e profeta a sua volta di una libertà che trovasse nella musica lo sfogo più appropriato».

A Miami nel 1969. "See it? Did you see it?"

Da qui certe performances celeberrime e scandalose (nutrite peraltro da una vena autodistruttiva ben annaffiata d’alcool), concluse addirittura con l’arresto sul palco :

E pensiamo alle esibizioni di Morrison, dai famosi esordi al Whisky a Go Go di Los Angeles, al contrastato concerto di Miami che gli costò una denuncia per “atti osceni in luoghi pubblici e simulazione di copulazione orale”: l’esibizione perdeva tutta l’incrostazione “professionistica” che si portava dietro, e diventava un banco di prova via via differente per gli stimoli che Jim di volta in volta offriva. Al di là di ogni speculazione, quindi, di ogni sistematizzazione della sua figura, vi è una importanza decisiva, una vitalità prorompente che gli anni intaccheranno in modo decisivo ma che non si annullerà mai definitivamente.

Quarant’anni dopo, c’è ancora del vero in tutto ciò? Potremmo rispondere di sì, ma occorre farsi largo tra strati e strati di luoghi comuni.

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