Clarence Clemons, 1942-2011

Clarence ha avuto una vita meravigliosa. Portava dentro di sé un amore per le persone che faceva innamorare le persone di lui. Amava il sassofono, amava i nostri fan e dava tutto quello che aveva ogni volta che saliva sul palco. La sua perdita è incommensurabile. Era il mio grande amico, era il mio socio: con Clarence al mio fianco, io e la band eravamo in grado di raccontare le nostre storie in modo molto più profondo rispetto a quanto potesse fare la nostra musica da sola.

Bruce Springsteen

The Big Man & The Boss: Clarence Clemons e Bruce Springsteen in uno scatto per la copertina di "Born to run" (1975)

Clarence Clemons, sassofonista della E Street Band, è morto ieri per le complicazioni seguite ad un ictus che lo aveva colpito la settimana scorsa. Big Man – lo chiamavano così i fan e gli amici – aveva 69 anni. Collaborava con Springsteen fin dai primi anni Settanta. I due si incontrarono in un locale di Asbury Park, la città del cantante. Leggenda vuole che fosse una notte “buia e tempestosa”, proprio come negli incipit di Snoopy. Il non ancora Boss era sul palco. Clemons gli chiese di suonare insieme. Cominciarono con quella che poi sarebbe diventata “Spirit in the night”. «Fu fenomenale», ricordò Clemons in un’intervista. «Dopo la prima canzone lui guardò me, io guardai lui e dicemmo “Ci siamo”». L’incontro fu poi immortalato in “Tenth Avenue Freeze-Out” (1975), canzone che narra la formazione della E Street Band.

Da allora, Big Man e il Boss sono stati culo e camicia. Le parti di Clemons sono il culmine di molte canzoni del cantautore del New Jersey. Ricorda Nme che i suoi assoli «sono probabilmente l’unica musica di sax ascoltata dalla gran parte dei fan del rock». E se il ruolo musicale, con il tempo, aveva cambiato forma (non solo la  forza trascinante di “Bobby Jean”, ma anche il languore di ballate come “Secret garden”), la presenza scenica rimaneva quella di sempre. Di solito, Springsteen lo presentava a fine concerto come «The Biggest Man You Ever Seen». Clemons aveva l’apparenza di un gigante. La sua salute, però, era minata da tempo: operato alle ginocchia nel 2009 e alla colonna vertebrale nel 2010, aveva sofferto anche di depressione post-intervento. I dolori alla schiena avevano reso l’ultimo tour un inferno. Ma Big Man era intenzionato ad andare avanti.

In tour

E’ difficile, molto difficile immaginare la E Street Band senza il suo sassofonista. I fan di tutto il mondo già cominciano ad allestire antologie dei migliori momenti di Clarence Clemons. L’hanno fatto anche i giornalisti del New Musical Express e del Post. A primeggiare, tra tante canzoni, è “Jungleland”, epica chiusura di Born to run.

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