Cos’è WU LYF?

Wu Lyf (foto: Jonathan Flanders)

“Secrets are very cool, right now.”

Un paio d’anni fa uno stilista disegnò una t-shirt buona per far impazzire qualunque accolito dell’indie. Soprattutto i più fissati. Sopra c’era scritto: “I listen to bands that don’t even exist yet”. C’è chi ha puntato su questo meccanismo per acquisire notorietà. Poco importa, poi, che in questo meccanismo la musica passi forse in secondo piano.

E’ in parte il caso dei Wu Lyf, gruppo transitato non molto tempo fa da Milano grazie all’Uovo music festival. Già il nome è un mezzo mistero. Non una parola vera e propria, ma un acronimo: World Unite! Lucifer Youth Foundation. Modeste ambizioni sataniche a parte, Wu Lyf è uno strano oggetto. Il loro disco, Go tell fire to the mountain, registato in una chiesa sconsacrata, non è ancora uscito. Sarà fuori il 13 giugno: per ora, ci si accontenta di una manciata di mp3. Non hanno ma voluto essere intervistati da nessuno, né sono mai comparsi su copertine di riviste. La loro voce su Wikipedia è stata cancellata e poi ripristinata. In tutto hanno all’attivo meno di 20 concerti. Addirittura, per molto tempo non si sono saputi i nomi dei componenti del gruppo. Il Guardian fa notare che questa è una tattica che funziona bene nell’epoca di Google e dell’eccesso d’informazione, in cui si sa tutto di tutti. E non è un caso – non può essere un  caso – che il manager dei Wu Lyf sia Warren Bramley, pubblicitario inglese che annovera tra i suoi clienti brand come Adidas, Reebok e Virgin.

Insomma: pare tutto montato ad arte. Tanto che, come dicevamo prima, si rischia di dimenticare l’arte vera: la musica. Per fortuna, sul piano musicale, i Wu Lyf non sembrano cavarsela malissimo. Per il New Musical Express sono addirittura “fuckin’ amazing” (ma se c’è una rivista che tende all’esagerazione è quella, ricordiamolo). E’ la stessa band a definire il genere “heavy pop”. Però, suggerisce il blog Said the gramophone, anche stavolta si tratta di un’imbeccata del marketing: altrimenti, penseremmo ai Wolf Parade, ai primi Gomez e ai mash-ups. Con un tocco tribale in più, come nel pezzo allegato qui sotto.

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