Bob Dylan, 70 anni controcorrente

Bob Dylan nel 1966

Necrologi anticipati, panegirici, stroncature, ripescaggi di quello che si era già scritto dieci o vent’anni fa. La stampa di tutto il mondo suona la grancassa. I luoghi comuni, purtroppo, si sprecano. Bob Dylan, che oggi compie 70 anni, presterà pochissima attenzione a tutto ciò. Ai luoghi comuni lui è sempre stato allergico. Ed ogni volta che si è cercato di imprigionarlo in una definizione di comodo è fuggito via, reinventando stile ed identità. Più gli si mostra devozione, più si ritrae. Si comporta così a partire dai concerti, la parte del mestiere che ama di più – nonostante la raucedine della voce, indigeribile per molti. Scalette che cambiano di continuo, arrangiamenti che rendono le canzoni quasi irriconoscibili. Il bello è che, così facendo, lui è convinto di dare il meglio. E se gli gridate la vostra delusione, suonerà più forte.

Dylan sul palco della Rolling Thunder Revue (1976)

L’uomo è un mistero. Una sfinge imperscrutabile, continuamente evocata – simbolo generazionale o mito musicale che sia – ma avara di risposte. Le risposte, cantava da giovane, soffiano nel vento, e il vento non sempre ha una direzione prevedibile. Spiazzare tutti sembra essere la sua attività preferita. Dylan è l’autore di Blowin’ in the wind, ma anche l’interprete di uno spot per Victoria’s Secret (girato a Venezia). Tra le sue canzoni si trovano i più profondi brani d’amore e le più ciniche invettive contro ex compagne ed amici. Della sua vita privata trapela pochissimo. Avvicinarlo è quasi impossibile. Ha scelto di vivere esibendosi in pubblico, ma è insensibile ai meccanismi commerciali della celebrità. Quello che lo interessa in ogni atto della sua vita, a sentire certe dichiarazioni, è il lato spirituale. Un risvolto che solo occasionalmente costeggia le religioni. Nato da una famiglia ebraica, “cristiano rinato” alla fine degli anni Settanta, oggi Dylan dichiara di credere in un essere superiore, ma considera la musica la sua unica religione.

Un fotogramma del video di "Subterranean homesick blues" (1965)

«Intento a seguire la sua visione interiore» (recitano così le note di “Live 1966”) ,  non è detto che Dylan abbia sempre fatto la mossa giusta. Ma la sua irrequietezza è stata a lungo una lezione di libertà. Secondo Bruce Springsteen, «Elvis ci ha liberato il corpo, Bob la mente». Negli ultimi sessant’anni, il talento di Dylan per la canzone è stato eguagliato da pochissimi. Se ne sono accorte anche le istituzioni. Nel 2008 gli fu assegnato un Pulitzer speciale, onore toccato soltanto a lui e a Duke Ellington. Motivazione: per «l’impatto profondo sulla musica popolare e la cultura americana, attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico». Il menestrello di Duluth è forse l’unico ad aver prodotto capolavori in quattro decenni consecutivi. Sempre coniugando innovazione e tradizione. Gli esordi folk, solo voce e chitarra acustica, sono stati mitizzati: gli inni di protesta contenuti in The Freewheelin’(1963) ancora oggi resistono nell’immaginario collettivo. La storia, però, è fatta anche dal resto: dal folk-rock colto e surreale di metà anni Sessanta (Bringing it all back home e Highway 61 revisited, 1965; Blonde on blonde, 1966) ai Settanta del sofferto Blood on the tracks, fino alla collaborazione col produttore Daniel Lanois (in cabina di regia per Oh Mercy, 1989, e Time out of mind, 1997). E hanno fatto epoca anche alcuni tour, in cui le canzoni cambiavano pelle assieme al loro autore, senza perdere in fascino. Anzi.

Dylan alla macchina da scrivere, circa 1964

Certo, non esistono solo le vette. Negli anni Zero, la creatività di Dylan sembra essersi rintanata in una vecchia radio a valvole. Le sue composizioni più recenti riportano ad un mondo che non supera gli anni Cinquanta, e potrebbero fare da colonna sonora a un film sull’America della Grande depressione. Un sound volutamente datato. Le troppe sigarette, poi, gli hanno mangiato la voce. Ma non la voglia di cantare. Il “Never ending tour” va avanti senza soste dal 1988. Questo mese si ferma. Dopo ripartirà, per battere il traguardo delle 2000 date. La vita di strada è congeniale a Dylan. Il premio Nobel per la letteratura – cui è candidato da anni – lo sarebbe molto meno.

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