“Access to everything”. Jill Furmanovsky: il rock inglese in foto

David Gilmour nel tour di "The Wall", Madison Square Garden, New York, 1980 (© Jill Furmanovsky)

Sarà aperta fino al 30 aprile la mostra “Pink Floyd. Just another brick in the wall” presso la galleria Photographia di Milano (zona Porta Romana). L’esposizione presenta le foto che Jill Furmanovsky fece ai Pink Floyd tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, mentre incidevano “Wish you were here” e durante i tour di “Dark side of the moon” e “The Wall”. Non sono le uniche immagini esposte: intorno, tanti altri scatti iconici, dal magnifico ritratto di Charlie Watts per cui la Furmanovsky venne premiata nel 1992, a quelli di Mick Rock per Syd Barrett agli studi di Storm Thorgersen per le copertine dei Floyd.

Un'immagine di Storm Thorgersen per "Wish you were here" dei Pink Floyd, scattata nel Norfolk (Uk)

In occasione del suo passaggio milanese, abbiamo fatto due chiacchiere con Jill Furmanovsky, ben contenta di inaugurare una mostra in un posto che adora. L’approccio, vista l’ora tarda, è stato cauto.

– Immagino sarai stanca.

– Macchè. Sono piena di vita! Freschissima!

– Beh, dopo trent’anni di rock’n’roll…

– Il rock ti mantiene giovane!

Ecco, proprio la risposta desiderata. Jill Furmanovsky è una persona deliziosa: gentile, disponibile e infaticabile. Nonostante sia reduce da una giornata lunghissima, si presta volentieri al gioco di ripercorrere la sua carriera di testimone della musica inglese (e non solo), cominciata al Rainbow Theatre di Londra nel 1972. All’inizio, Jill lavorava senza paga. Alle sue spalle aveva solo due settimane di pratica con la macchina fotografica. Ma tutto andò per il meglio. Davanti al suo obiettivo sfilava il gotha del rock britannico. Tra cui i Pink Floyd. «Ho cominciato con i Pink Floyd intorno al 1972, all’epoca di Dark side of the moon», racconta. «Fui assunta da Storm Thorgersen per seguirli in tour. “Cerca di esprimere la musica con la macchina fotografica” mi diceva. Mi spingeva a muoverla sopra e sotto, a provarle tutte, a sperimentare. La cosa interessante è che i Pink Floyd non sono mai stati interessati alla pubblicità. Mai». Nessuna posa epica. Waters e soci hanno sempre tentato di tenersi lontano dalle luci della ribalta.  I light show che dominavano i loro concerti servivano anche a questo: distogliere l’attenzione dai loro corpi. Il pubblico veniva catturato dalla grandiosità delle scenografie. E Jill ammette di aver imparato moltissimo dai giochi di luce tipici delle serate Floyd.

Pink Floyd al lavoro su "Wish you were here", Abbey Road Studios, Londra 1975 (© Jill Furmanovsky)

Ma non è detto che un musicista poco dinamico sul palco sia per questo meno interessante da fotografare. Su questa considerazione si apre l’altro grande capitolo della carriera di Jill Furmanovsky: gli Oasis. Dal 1994, Jill è stata la fotografa ufficiale dei fratelli Gallagher. Gli Oasis sono stati la band inglese di maggior successo degli anni Novanta. Tra il ’94 e il ’98 erano all’apice della fama, e l’iconografia di quel periodo porta il suo marchio. L’ultimo lavoro assieme è stata la raccolta di singoli Time Flies (2010). E ora è di nuovo al lavoro con Noel Gallagher (indiretta conferma dei rumors che lo vogliono in sala di registrazione). «È iniziato tutto con un libro che era un po’ la biografia della mia carriera», ricorda Jill. «Cominciava con i Beatles. Ero alla ricerca dell’ultimo scatto, quello che avrebbe chiuso la serie. Doveva rapresentare una band emergente. Ero stata ad un concerto degli Oasis qualche tempo prima. Ci ho pensato un po’, e ho ripescato un loro scatto. Inizio e fine. Per loro è stato importante. Tutti conoscono la loro passione per i Beatles…». Fu poi chiamata per girare un video, e li seguì nelle fasi salienti della carriera, come il concerto allo stadio Maine Road di Manchester. Lo scatto-simbolo è quello in cui Noel entra in scena salutando l’arena gremita a braccia spalancate. L’immagine è presa dall’alto: dov’era la fotografa? «Sulla pedana dei violini». Mistero svelato.

Maine Road, Manchester, 1996 (© Jill Furmanovsky)

Jill ha sempre avuto un buon rapporto anche con Liam («Sai, siamo nati lo stesso giorno»). Sul palco, il cantante è un paradosso: carismatico seppure immobile. «Gli Oasis sono stati una grossa sfida. Non erano una grande live band. Liam stava fermo e nient’altro! Mi sono chiesta, com’è possibile? (imita la posa di Liam, ndr) Rendere interessante ciò è stato difficile e stimolante. Lui non fa niente. Però lo sguardo ha qualcosa… ed era su tutti i giornali sai, questo sguardo concentrato. Mi chiedevo quale fossa la sua ispirazione. Poi ho visto Ian Brown e ho capito: ha preso tutto da lui!»

Liam Gallagher e Bono Vox: tour degli U2, San Francisco, giugno 1997 (© Jill Furmanovsky)

Gli Oasis sono la band preferita di Jill, per gli anni Novanta. E per gli altri decenni? «Per i Settanta direi Pink Floyd. Ma sono sempre stata anche una grande amante della musica nera: Chuck Berry, James Brown, Bob Marley. Amo il reggae e il soul. Per gli anni Ottanta: gli U2, anche se non sono mai riuscita a lavorare con loro! Negli Ottanta, che non sono stati un gran periodo per me, ho lavorato benissimo con i Pretenders, in un certo senso ho ideato la loro immagine collaborando con la cantante, Chrissie Hynde. E i Police: I was there from the beginning».

Chriss Hynde (Pretenders). La bimba è Leah, figlia di Jill (© Jill Furmanovsky)

In ogni caso, di chiunque si tratti, per fotografare una rockstar non bisogna essere dei fan. Ci vuole molta attenzione. «Ciò che conta nel fotografare è la meditazione, il gioco di anticipazione, l’incastro, la concentrazione tra musicista e macchina fotografica. La musica praticamente non la senti. Passa sopra la tua testa». Le regole fondamentali per scattare foto ad un concerto, secondo Jill, sono due: «Devo seguire tutto il concerto, non soltanto le prime tre canzoni. E devo avere accesso a tutto, backstage compreso. La possibilità di muoversi liberamente è fondamentale, tutto ha a che fare con quello. Qualche anno fa Tom Waits venne a suonare a Londra. Volevo fotografarlo. Biglietti esauriti. Riuscii comunque ad entrare nel teatro. Mi fu concesso di seguire tre canzoni, dalla postazione accanto al mixer. Non è per niente una bella posizione. Così dopo la terza canzone sono scappata sotto il palco con i fan. La sicurezza mi ha buttato fuori!» Oltre i live, cosa piace fotografare a Jill? «I reportages: seguire la band on the road, sui bus, nei momenti di pausa, mentre dormono per terra, insomma tutta la rock’n’roll life». Ma le piace anche fare foto pubblicitarie: in studio o in una location particolare. Non a caso ha firmato anche molte copertine di album. E presto ne vedremo altre, perchè Jill Furmanovsky non è certo in pensione. Con quattro decenni di rock alle spalle, è ancora alla ricerca di nuove band. Ora sta collaborando con The Plea (Irlanda), Scoundrels e Hedoniacs (Uk). Sperando che esca presto Bobquest, il libro che documenta i tre anni passati sulle tracce di Bob Dylan.

Si può essere d'accordo o meno, ma i Pretenders avevano le idee chiare sull'importanza dell'immagine nel rock...

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