Motel Connection@Vertical Stage Session: il Fuorisalone di Milano si chiude ballando

Per i Motel Connection non è stata una novità: l’avevano già fatto a Torino, la loro città. A Milano era la prima volta. Nel contesto del Fuorisalone (in via Standhal, zona Tortona) non è sembrato tanto un concerto quanto un’installazione animata. Il vertical stage smembra la band e usa il contesto cittadino come elemento centrale dell’esibizione. Regola fondamentale: usare la facciata di un palazzo come un palco. E rivolgersi direttamente al pubblico in strada. Ogni musicista si affaccia da un balconcino diverso. Sono sparsi tra il secondo e il terzo piano. Samuel, la faccia nota dei Motel Connection, ovviamente è in posizione centrale. La strada si riempie di gente che balla, come si vede in tanti video truzzi. La dance, per un’occasione del genere, va benissimo. Tutti sembrano essere contenti. In primis la Red Bull, sponsor del concerto (sul suo sito c’è anche un filmato della serata).

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Quella del vertical stage è un’idea suggestiva. Ma forse funziona meglio sulla carta che in pratica. Per il pubblico non cambia poi molto: si tratta sempre di stare col naso all’insù. In fondo, per fare una cosa del genere, è pur sempre necessario organizzare un evento ed ottenere delle autorizzazioni. Sarebbe più bello se avvenisse in maniera spontanea, senza preavviso. Un po’ come successe in Savile Row a Londra il 30 gennaio 1969

UPDATE. Dicevamo: per fare queste cose ti servono dei permessi. Oggi Repubblica (edizione Milano) titola: “Concerto verticale al Fuorisalone, organizzatori multati e denunciati. Autorizzazione concessa e revocata all’ultimo”. Venerdì, il settore Pubblico e spettacolo del Comune dichiara che la licenza è già emessa. La Polizia locale dovrebbe emetterla. Ma “i vigili, che a parole avevano dato il via libera, fanno dietrofront”. Gli organizzatori non se la sono sentita di buttare via due mesi di lavoro e lo show si è fatto lo stesso. Insomma, quando si tratta di musica dal vivo, non può mancare il solito strascico tragicomico alla milanese. Comico nelle pretese della burocrazia. Tragico nelle conseguenze: locali che chiudono, città che si spegne. Con tanti saluti per la sempre sbandierata “dimensione europea”.

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