«Massive, towering, overwhelming». Gli Okkervil River in versione totalitaria

Okkervil River – Wake and be fine

L’ultimo omaggio al più leggendario dei video musicali, quello di “Subterranean homesick blues” di Bob Dylan (non era neanche un clip, a dire il vero, ma la sequenza d’apertura di Dont look back), viene dai nostri beniamini Okkervil River. Le parole di “Wake and be fine”  – dall’album “I am very far” in uscita a maggio – scorrono intorno ai musicisti, quasi li avvolgono. La canzone, presentata in tv qualche mese fa, ha un sound tonitruante. Ogni strumento, a partire dalla batteria, è duplicato, e ci sono cinque chitarre elettriche. In più c’è l’orchestra. Tutta la band ha suonato il pezzo in una piccola stanza, in un unico take. Se qualcuno sbagliava, rovinava tutto. Racconta il cantante Will Sheff: «Le prove sono cominciate alle tre del pomeriggio. La versione giusta è stata registrata quando tutti erano esausti e rimbambiti, all’una di notte». Un procedimento quasi totalitario: lo stesso Sheff, qualche tempo fa, lo definì «gigantic fascist machine». Insomma, per quanto il frontman Will appaia intenso, finanche scalmanato, la chiave di tutto è nel controllo.

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