Sara Lov alla Casa 139 di Milano

Emozionata, ma mai incerta. Accompagnata da pochissimi strumenti, capaci però di ricreare un’atmosfera ricca di sfumature. Sara Lov ha deciso di aprire a Milano il suo tour italiano l’1 marzo, calcando il piccolo palco della Casa 139 (chiusa dalla polizia annonaria venerdì scorso). Difficile non farsi avvolgere dal calore e dalla dolcezza della sua voce. Un coinvolgimento evidente fin dal primo brano, una versione mozzafiato di “There is a light that never goes out” degli Smiths per voce e piano.

Sara Lov – There is a light that never goes out (La Casa 139, Milano, 2 marzo 2011)

Accompagnata dal solo Scott Mercado (chitarrista, pianista e all’occorrenza seconda voce), ha presentato le cover che riempiono il suo ultimo disco, “I already love you”, oltre alle canzoni che le hanno permesso di affermarsi come solista, dopo aver iniziato la carriera con i Devics.

Sara Lov e Scott Mercado

La formazione a due non è però bastata all’esecuzione di alcune canzoni. Così, a cominciare dal secondo pezzo in scaletta, “Papa was a rodeo” dei Magnetic Fields, ai musicisti sul palco si aggiungono, ogni tanto, le basi registrate provenienti dall’iPod della cantante. Il quale è diventato, in questo modo, il terzo strumento sul palco. Ciò non ha intaccato per nulla la spontaneità e l’intensità del concerto. Affidate soltanto alla delicatezza della voce e a poche note di pianoforte o di chitarra, le canzoni della Lov vibrano ancora di più. Su tutte, i piccoli classici del suo repertorio, come “Animals”, “New York” e “Fountain”.

Sara Lov – Fountain (La Casa 139, Milano, 2 marzo 2011)

Ma la vera sorpresa è “La bambola” di Patty Pravo, cantata in un italiano quasi perfetto. “È la prima volta che la suoniamo in Italia”, annuncia la Lov, come per scusarsi. La risposta del pubblico, a fine canzone, è una grandinata d’applausi.

Concentrazione...

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