Le molte vite di Keith Richards

Ospitiamo volentieri la recensione a Life, l’autobiografia di Keith Richards, scritta dall’amico Alvise, emerita malelingua, amante dei classici, viaggiatore impenitente e dunque grande fan del buon vecchio Keef.

Keith Richards by Anton Corbijn

Come ha fatto Keith Richards a diventare Keith Richards? E in che modo l’uomo che è diventato Keith Richards è riuscito a sopravvivere a Keith Richards? Per capirlo bisogna partire dall’ultimo, illuminante paragrafo della sua autobiografia Life. La madre Doris giace sul letto di morte in ospedale. Il figlio le canta per l’ultima volta la canzone preferita. “Un po’ stonato”, dice mamma Doris. Stonato. L’uomo che ha dato la voce a You got the silver e Happy. Ecco da dove viene il chitarrista di una delle più grandi band della storia del rock.

The Rolling Stones – Happy (live in Texas, 1972)

Dai primi accordi strimpellati in casa alla fondazione dei Rolling Stones, dalla dipendenza dall’eroina ai litigi con Mick Jagger, fino ai grandi tour mondiali. Passando, ovviamente, per il riff di Satisfaction, inciso di notte in stato di semi incoscienza su un nastro e ritrovato «per miracolo» il mattino dopo. Keith Richards ricorda la sua vita e intreccia le proprie parole alle testimonianze di amici e colleghi, rendendo così le sue pagine ancora più appassionanti. La vita di un uomo che dormiva poche ore a settimana grazie a un utilizzo delle droghe pianificato, quasi professionale (con il politically correct che gli impone di dire ora “non fatelo mai!” – salvo poi aggiungere: “non vi potreste permettere la qualità della roba che usavo io”). Richards, a dire il vero, di vite ne ha vissute diverse. È il simbolo di un’epoca e a quell’epoca, a differenza di altri, è sopravvissuto.

Keef e il suo amore per la chitarra in uno spot per Vh1

La grandezza del libro è proprio nel suo respiro storico. In Life rivivono i giorni tormentati della nascita di Exile on Main Street come gli esordi a Londra, quando il giovane Keith studiava i grandi bluesmen americani. Oppure gli anni Ottanta, quando i Rolling Stones stavano per sciogliersi. Se questo è ciò che cercate, Life è un grande libro. Di quelli che non capita di leggere spesso. Richards cattura il lettore e lo trascina in un mondo altro, ma realmente esistito. E si racconta senza cadere in eccessi di celebrazione o autoindulgenza. Certo, gli episodi estremi – ed estremamente stonesiani – non si contano. La cocaina nascosta nel doppiofondo segreto della Bentley. La morte di un figlio in culla. Non potete fare a meno di sapere se Keith Richards abbia davvero sniffato le ceneri del padre? Questo libro soddisferà la vostra curiosità. Ma dovrete spendere 24 euro e leggere 500 pagine per capire che, con una ricerca su internet, avreste potuto leggere molti più aneddoti.

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Per scrivere Life, Richards non ha lavorato da solo. Quando un’autobiografia è composta a più mani, le alternative sono due. La prima: l’autore scrive la bozza che poi sarà completamente rielaborata da un ghost writer. La seconda: il libro viene scritto direttamente insieme a un editor che ne aggiusta alcune parti, ma ne lascia intatte altre. Life appartiene a questa seconda categoria. E, quando ci si rende conto di stare leggendo le parole “autentiche” di Richards, è un vero spettacolo. Lui stesso presenta così il volume: This is the life, believe it or not. I haven’t forgotten any of it. E se anche ti fossi perso qualcosa per strada, Keef, ti perdoniamo.

(Alvise Losi)

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l'edizione italiana del libro

 

 

Keith Richards

Life

Feltrinelli, 2010

€ 24


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