CAN they play? Una serata con il Damo Suzuki Network

Cacofonia, tessiture sonore complesse e imprevedibili, accensioni ritmiche, strumenti inventati, bravura tecnica e un pezzo di storia del rock. Sono stati questi gli ingredienti principali della bizzarra ricetta musicale proposta dal Damo Suzuki Network, che nella settimana passata ha girato l’Italia da nord a sud (noi li abbiamo visti martedì 18 all’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, concerto poi trasmesso in “Patchanka” venerdì sera). Ospite d’onore: Manuel Agnelli degli Afterhours, nell’insolita (e silenziosa) veste di tastierista.

Damo Suzuki e Manuel Agnelli

Damo Suzuki, ex cantante dei Can, da tempo gira il mondo tenendo concerti con amici musicisti di ogni nazionalità, contattati con qualche anticipo via mail. Il Network sono loro. Unica regola: l’improvvisazione. «La cosa migliore è essere pigri e non sapere nulla di cosa potrà succedere», dice Suzuki. «Un concerto è come una partita di calcio. Non si parte già 3 a 0 : il risultato si decide sul campo». Cioè sul palco.

Xabier Iriondo (chitarra) e Chritian Calcagnile (batteria)

E sul palco, il Network dà battaglia con impegno e allegria. All’insegna della sperimentazione. Difficile seguire la direzione in cui vanno i pezzi. Persino le parole di Suzuki sono sperimentali: una sorta di grammelot tra inglese e giapponese, spesso più ruggito che cantato. Meno difficile rintracciare, in alcuni tratti, l’influenza del progressive rock degli anni settanta, anche quello di marca inglese dei King Crimson. E ovviamente, arrivano anche echi della psichedelia dei Can, con cui Suzuki è diventato famoso.

il tavolino e l' improbabile strumentazione di Xabier Iriondo

I concerti italiani del Network offrono un elemento di originalità assoluta: gli strumenti inventati dal chitarrista Xabier Iriondo (già collaboratore di ZuVerdena). Iriondo in alcuni pezzi suona una chitarra da tavolo che percuote con un anello vibrante. L’effetto sono vibrazioni che ricordano l’oriente e il Giappone da cui Suzuki proviene. Sul suo tavolino trovano spazio anche dei microscopici animali di plastica colorata, che ogni tanto fa cascare sulle corde: «È la mia collezione di quando ero bambino, ma ne perdo qualcuno ad ogni concerto», ci avverte. Il batterista Christian Calcagnile, per non essere da meno, ogni tanto percuote tubi da elettricista e altro materiale di risulta, di quello che si lascia nelle cantine dopo aver ristrutturato casa.  Damo Suzuki non ha nulla in contrario. Lui, del resto, improvvisa da una vita. Basti pensare che i Can lo reclutarono mentre, senza un soldo, suonava per strada a Monaco.

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