“Catchy as hell, and bristling with retro rage and vitriol“
Dai suoni lo-fi delle incisioni fatte in casa – anzi, in cameretta – alla produzione di una leggenda indie come Steve Albini. I Cloud Nothings hanno fatto molta strada in poco tempo. Era appena il 2009 quando il progetto di Dylan Baldi, giovane universitario di Cleveland, Ohio, emergeva su internet attraverso una serie di canzoni registrate su un computer nello scantinato di casa. Allora, la band non c’era ancora: Baldi la dovette assemblare, non senza difficoltà, per suonare dal vivo. Addio college, benvenuto circo della musica indipendente.
Stay useless
A differenza degli esordi, Attack on memory è, chiaramente, il prodotto di un gruppo (altrimenti una canzone come “Wasted days”, lunga quasi nove minuti, nutrita d’improvvisazione e interplay, non sarebbe stata neanche concepibile), pensato e suonato da quattro musicisti, e prodotto live in studio da un professionista di lungo corso che fa ben sentire la sua mano. Innanzitutto sulle percussioni, che ricordano (con piacere) quelle di creature predilette di Albini come Pixies e Nirvana. Il produttore ha anche saputo guidare bene la svolta verso un sound più duro di quello degli esordi, non senza tingerlo di reminiscenze anni Novanta – cosa che, conoscendo il personaggio, proprio non può stupire. Neanche l’aggressività della voce di Baldi è una novità assoluta. Ma per fortuna Attack on memory non annega nelle sue referenze. E rimane un bella dimostrazione di crescita artistica: «Le canzoni di Baldi sono ora più lunghe, più forti e più pesanti», nota il Guardian. L’intero disco dura 35 minuti scarsi, per soli otto pezzi. Nonostante la suddetta “Wasted days” duri 8.52 e “Separation” sia un brano strumentale, l’impressione è che non manchi nulla (comprese le tracce dell’attitudine pop delle prime cose di Baldi, in “Stay useless” e nella finale “Cut you”). L’attacco alla memoria procede spedito, con notevole potenza di fuoco.
